ISERNIA - la piazzettta

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COSA VISITARE
Isernia cenni storici

Conquistata da Roma nel 263 a.C., Isernia divenne una colonia romana, poi elevata al rango di municipium e, con l’età Imperiale attraversò un periodo di splendore. Con la caduta dell’impero romano Isernia subì un destino analogo a quello di altre città: distrutta nel 456 dai barbari, conquistata dai Longobardi, Isernia ebbe due secoli, di progresso di cui ci rimangono le vestigia di quella che fu la grande abbazia di S. Vincenzo, distrutta dai Saraceni. Dal secolo XIII la storia di questa terra si fonde con quella del Regno di Napoli, fino all'unità d'Italia.
Il 3 marzo 1970 Isernia è stata elevata a capoluogo di provincia.
fonte: Wikipedia

Come arrivare
In aereo: per arrivare a Isernia si può utilizzare l’aeroporto di Napoli Capodichino, in alternativa l’aeroporto di Pescara.
In auto: dalla A14 uscita Termoli con direzione Isernia
Per coloro che provengono da Napoli, prendere l’uscita Vairano proseguire per Caianello (CE) Venafro-Isernia, dall’autostrada A1, provenendo da Roma uscire a S.Vittore (FR) proseguire per Venafro- Isernia
In treno: collegamenti ferroviari per Isernia direzione Roma, Napoli, Caserta.

La Cattedrale di San Pietro
È la chiesa più importante della città, cattedrale della diocesi di Isernia-Venafro è dedicata a San Pietro Apostolo e si trova in piazza Andrea d’Isernia. 
L’edificio attuale sorge su un antico tempio pagano italico del III secolo a.C. di cui è rimasto integro l’intero podio da cui è possibile ricostruirne la forma. Il tempio era un capitolium, cioè un tempio dedicato alla triade capitolina che aveva l’ingresso dalla parte opposta rispetto alla collocazione attuale. In epoca medioevale venne costruita una cattedrale di stile greco-bizantino che rispettava la disposizione del precedente tempio pagano. 
Nel 1349 questo edificio fu distrutto completamente da un terremoto e venne costruito un nuovo edificio nella disposizione moderna. Agli inizi dell’800 un nuovo terremoto lesionò gravemente la chiesa che venne ricostruita nella stessa sede ma di dimensioni maggiori e di aspetto molto simile a quello attuale.
L’aspetto attuale è dovuto ai restauri neoclassici ordinati dal vescovo Gennaro Saladino nella seconda metà del XIX secolo che presenta il grande timpano triangolare in travertino, è sorretta da due coppie di pilastri agli angoli e da quattro alte colonne ioniche sulla fronte. Lo spazio interno appare suddiviso in tre navate con pilastri decorati da lesene corinzie in marmi policromi. Nella cappella del Santissimo Sacramento vi è l’antica tavola bizantina denominata “Virgo Lucis” (la Madonna della Luce) di Marco Basilio risalente al XV secolo.

L’Arco di San Pietro
La torre campanaria della Chiesa Cattedrale, comunemente chiamata l’arco di S. Pietro, è posta a cavallo dell’asse principale della città e, anticamente, serviva sia la Chiesa di S. Pietro che quella di S. Paolo, situata all’altro lato della strada, ove ora è la sede dell’Università.
La costruzione del campanile risale quasi sicuramente agli anni che seguirono il terremoto del 1349, quando si decise di cambiare l’orientamento della Cattedrale; molti sono i rifacimenti che esso ha subito nel corso degli anni, ma la parte inferiore è sicuramente originale trecentesca su una base del IX secolo: è una torre quadrata di stile gotico con archi a sesto acuto a quattro ordini con alla sommità un orologio. Ai quattro angoli interni dei due archi vi sono quattro statue togate romane provenienti dall’area del foro.

La Chiesa di San Francesco
La Chiesa di San Francesco, con annesso il Monastero dei Padri Conventuali, fu fatta costruire nel 1222 da Francesco d’Assisi, di passaggio ad Isernia. In seguito, fu dedicata a S. Stefano; l’ingresso, inoltre, venne spostato dalla parte opposta all’attuale, su via Roma. Dopo la morte del Santo d’Assisi, furono cambiati l’orientamento ed il nome della chiesa, conservando tuttavia molti elementi medievali. Sulla sinistra vi è una vera e propria chiesa nella chiesa, il cosiddetto cappellone di S. Antonio, edificato nel 1450. Numerose le opere d’arte presenti, tra cui due Crocifissi del XVI secolo, una statua lignea della Madonna della Provvidenza del XIV secolo ed una campana fusa nel 1259.

Il Monastero di Santa Maria delle Monache
L’ex monastero di Santa Maria delle Monache, situato nel cuore del centro storico di Isernia, è uno dei più antichi monumenti della città. Di origine altomedioevale, fu costruito intorno all’anno 1000, mentre l’annessa chiesa dell’Assunta con il poderoso campanile risale al VII secolo, ai tempi cioè del principe longobardo Arechi. Ha ospitato le monache dell’ordine benedettino fino al 1868, anno in cui venne soppresso ed incamerato dal demanio dello Stato.
Il complesso monumentale di Santa Maria delle Monache, fu adibito, dall’unità d’Italia in poi, a svariati usi (caserma, carcere etc), ed è attualmente sede distaccata della Sovraintendenza archeologica e per i beni culturali del Molise; ospita inoltre la mostra dei reperti paleologici di Isernia La Pineta, il museo archeologico e la biblioteca civica. Conserva testimonianze archeologiche della città. È stato anche arricchito da collezioni lapidarie provenienti dal territorio limitrofo e materiale didattico sui Sanniti, preparato in occasione di una mostra sull’argomento. Sono presenti reperti dalle necropoli di Termoli, Larino, Montorio dei Frentani, Alfedena, Carovilli, Campochiaro, Pozzilli ecc.

L’Eremo dei santi Cosma e Damiano
Su una collina poco distante dall’abitato, sorge l’Eremo dei Santi Cosma e Damiano, i due fratelli medici che subirono il martirio sotto Diocleziano. La Chiesa fu costruita sui ruderi di un tempio pagano molto antico, ma si hanno notizie della costruzione soltanto dal 1130. Questo tempio era dedicato al culto di Priapo, dio protettore della virilità. Con l’avvento del Cristianesimo, tale culto è continuato e non a caso furono scelti i due santi medici come titolari della nuova Chiesa. Durante il diciottesimo secolo, un diplomatico inglese, William Hamilton, descrisse con una lettera la permanenza del culto di Priapo nel contado del Molise. Egli sosteneva che Priapo era stato sostituito con San Cosma, e che la sua celebrazione avveniva come si faceva per il dio pagano. In realtà l’autenticità della lettera è messa in dubbio per una serie di motivi tra cui l’anticlericità dello scrittore. Fino a qualche secolo fa, facevano bella mostra o addirittura venivano portati in processione molti simboli fallici; la lanterna, di forma molto allungata, posta al di sopra del torrione, non è altro che un simbolo fallico. L’attuale struttura architettonica, con l’ampia scalinata d’accesso ed il porticato, risale al Cinquecento. Il tempio ha il soffitto a cassettoni, molti affreschi che illustrano la vita ed i miracoli dei due santi medici ed una raccolta di ex voto. Ci sono infine delle leggende sul culto dei due santi tramandati oralmente nella cultura isernina.

La Fontana della Fraterna
Annoverata fra le fontane monumentali d’Italia per la sua mirabile struttura architettonica, la Fontana Fraterna è una delle opere più significative e più importanti nonché simbolo della città.La fontana, composta da blocchi di pietra locale provenienti da un numero imprecisato di edifici nella città e da costruzioni di epoca romana, è formata principalmente da una serie di archi a tutto sesto. Presenta diverse epigrafi incise su di essa, tra cui una dedicata agli Dei Mani. Al centro della fontana c’è una lastra di marmo più grande delle altre, decorata con due delfini ed un fiore, proveniente da un edificio sepolcrale. Si può affermare quindi che la fontana non risale ad un periodo storico preciso, ma che è testimone dei numerosi periodi storici che hanno attraversato la città.La fonte si trova in piazza Celestino V a seguito dei bombardamenti del 1943; in precedenza si trovava in piazza della Fraterna, da cui prese il nome.

Monumento ai Caduti
della prima guerra mondiale, collocato nel Parco della Rimbembranza e costruito dal mastro scalpellino Camillo Centuori, il monumento è dedicato alle vittime della prima guerra mondiale; è formato da sei colonne con capitelli corinzi, che sorreggono una struttura circolare sulla quale sono scolpiti i nomi delle vittime della Grande Guerra ed i sei fiumi protagonisti della vittoria italiana. 
 
 

Isernia “La Pineta”
è un sito archeologico del Paleolitico rinvenuto casualmente dal ricercatore Alberto Solinas nel maggio 1979 in occasione dei lavori per la superstrada Napoli-Vasto.
Contiene la mostra permanente dei reperti paleolitici provenienti dagli scavi de Isernia La Pineta, dal nome del sito che fu abitato circa 736.000 anni fa da ominidi, mediaticamente definiti col nome di Homo Aeserniensis, ma probabilmente, se la datazione venisse confermata, esemplari di Homo erectus, e dove è in costruzione un grande museo con annessa scuola di restauro. Il giacimento preistorico di Isernia “La Pineta” fu scoperto occasionalmente nel 1978 durante i lavori per la costruzione della superstrada Napoli-Vasto; per l’enorme quantità di reperti rinvenuti o ancora da scoprire rappresenta un’eccezionale documentazione delle fasi più antiche del popolamento del continente europeo e costituisce un punto nodale per lo studio della preistoria italiana ed europea. Una comunità di uomini primitivi si stanzia a più riprese lungo le rive di una fiume; questi uomini vivono di caccia e di raccolta di frutti selvatici e con le ossa dei grandi animali bonificano il terreno su cui si insediano. Dagli scavi finora effettuati risultano diversi livelli di frequentazione; il sito cioè fu scelto, a distanza di molto tempo, varie volte, ed il giacimento, che copre migliaia di metri quadrati, è molto ricco di strumenti in pietra lavorata mentre i dati palinologici consentono di ricostruire la vegetazione del tempo che doveva essere tipica della savana. Si può affermare che l’antenato d’Europa abbia costruito il suo primo accampamento ad Isernia. 
 
 
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